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La
Giudecca di Santa Lucia
Ricerca storica del
Ing.
Angelo Mancuso
Nel
tentativo di studiare quanto resta oggi nel nostro territorio, dell’antico
insediamento ebraico, nel periodo immediatamente prima della cacciata
che essi subirono per ordine del re di Spagna Ferdinando I (1492), data
l’esiguità dei reperti materiali lasciatici, quindi nell’impossibilità
pratica di operare letture dirette, ho dovuto reperire e consultare, il
patrimonio librario dei documenti descrittivi relativi alle poche fonti
primarie a cui si sono aggiunte le più abbondanti fonti secondarie,
rintracciate con il lavoro paziente della consultazione, della letteratura
minore reperita nelle biblioteche e negli archivi storici comunali (tutti
i documenti inediti, riguardanti la contrada Giudecca di S. Lucia, sono
stati raccolti e pubblicati in “Judaiche
di casa nostra…” da cui sono stati tratte le notizie più
interessanti per costituire questa pagina web e metterla a disposizione
di tutti coloro siano interessati a questo argomento, rimandandoli per
un
approfondimento alla lettura del libro).
Per avere informazioni sulla disponibilità
di copie del libro contattare:
Angelo Mancuso: cell.
3285744541. E-Mail: mancangelo@tiscali.it
Cercando di fare una lettura topologica,
non tanto del quartiere giudaico, quanto della comunità che lo
abita, possiamo dire che essa va considerata come un’entità
politica con un proprio spazio giuridico-amministrativo
fondato sul Talmud.
Gli ebrei usano il quartiere esistente
in modo funzionale, non lo ricostruiscono nuovamente. La
giudecca, nonostante le numerose superfetazioni, assume
specifiche caratteristiche qualitative
di città nella città.
Nella giudecca trovavano posto attorno
alla sinagoga oltre alle abitazioni tutte le altre strutture
istituzionali.
L’atto giuritico fondativo
di un nuovo insediamento ebraico è composto da due concessioni
richieste all’autorità civile locale: il diritto di mantenere
una casa di preghiera (sinagoga) ed un cimitero per i morti.
I quartieri ebraici, situati spesso
in zone strategiche della città, erano caratterizzati da una fitta
edilizia di case, addossate l’una all’altra, a formare quasi
una cinta continua. Al loro interno, tortuosi vicoletti, cortili e giardini,
simili ad autentici labirinti.
Non possiamo dire di preciso quando gli
ebrei arrivarono a S. Lucia, sta di fatto che nel XV sec. le condizioni
di privilegio cui godeva la città da sempre, fecero sì che
gli ebrei vi impiantassero una
consistente comunità ebraica,
con una propria sinagoga situata all’interno della contrada
giudecca (oggi Candelora). A servizio del quartiere, che si trovava
a cavallo delle mura cittadine, vi era una porta
da cui si accedeva tramite una strada (via
Janchia) che proveniva dalla contrada
conceria localizzata nel torrente Floripotema.
Tempi duri si stavano preparando
per gli ebrei isolani verso la fine del XV sec., in coincidenza con il
rafforzarsi e il consolidarsi della dominazione spagnola in Sicilia.
I nuovi sovrani di Spagna, Ferdinando
e Isabella, promulgavano (31 marzo 1492) in Granada (Spagna), l’editto
di espulsione per gli ebrei dai loro nuovi territori. Subito furono
confiscati tutti i beni degli
ebrei con l’intento di ricavare una “tassa” attraverso
il loro riscatto. Ma la linea dura fu usata qualche decennio più
tardi quando la S. Inquisizione spagnola si mise seriamente all’opera
anche in
Sicilia, anche a S. Lucia vi furono alcuni incriminati.
I
convertiti al cristianesimo, reali o presunti che fossero, venivano battezzati
assumendo la qualifica di “neofiti”,
alcuni cambiavano cognome, mentre ad altri veniva consentito di conservare
il proprio.
Nella cittadina luciese il livello
di convivenza coi cristiani, sia prima che dopo
l’espulsione/conversione, sembra buono, godendo delle rispettive
abilità e competenze. Insomma, tutto lascia intendere che i convertiti
si siano adeguati al loro nuovo status, accettando una progressiva cristianizzazione.
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