Tutti pensano
che un parapendio sia una sorta di
paracadute e spesso ci si sente chiedere:
"Da dove vi buttate?"
Questo denota la scarsa conoscenza
di questa disciplina: un parapendio
vola...non precipita, anche se la
forma è simile, esso non ha
alcuna attinenza con un paracadute!
Un parapendio decolla allo stesso
modo di qualsiasi altro mezzo volante
(seppur con velocità ridotte),
in compenso vola nel modo più
magico che esista: quello degli uccelli;
una volta decollati è possibile
guadagnare quota e spostarsi in altre
zone : è un vero mezzo volante
portatile, comodo e ragionevolmente
economico, da trasportare ovunque
in completa autonomia. Bastano pochi
passi di rincorsa dalla cima di un
pendio e si entra in volo dolcemente…senza
“traumi” bensì
sostentati in maniera piuttosto “ovattata”…nessun
“vuoto d’aria” ,
nessuna vertigine….solamente
l’emozione indescrivibile della
più bella sensazione che si
possa provare; accade infatti che
tutta l'ansia per il volo viene poi
a mutare in entusiasmo e rilassatezza,
cullati da un'ebbrezza emozionale
che si vorrebbe continuasse all’infinito....
Si può accedere in volo in
luoghi in cui solo gli uccelli possono
arrivare ed esattamente come loro
vi si arriva: sostentati dalle correnti
termiche ascensionali.
Il parapendio
(paragliding) è un sport di
volo ricreativo e competitivo. Un
paraglider è un paracadute
per il volo libero, che si lancia
a piedi. Il pilota siede in una cintura
di sicurezza sospesa sotto un’ala
di stoffa, con forma fatta dalla pressione
d’aria che entra dentro i fori
dell’ala.
Paraglider
è categorizzato come paracadute
“ascendente”, vale a dire
la funzione del paracadute è
di alzare in volo il pilota senza
l’ausilio di aerei o elicotteri.
Il decollo si
effettua sempre da un pendio sufficientemente
inclinato. Questo perché un
parapendio ha una traiettoria di volo
che punta sempre verso il basso, e
se l'inclinazione del pendio è
minore di quella della traiettoria
di volo non sarà possibile
staccarsi da terra. Vi sono due tecniche
principali di decollo: dando le spalle
alla vela (decollo con rincorsa) e
decollo fronte vela (noto anche come
decollo alla francese) È sempre
fondamentale, qualsiasi tipo di decollo
si effettui, osservare con cura le
condizioni meteo e la loro evoluzione,
in quanto è estremamente pericoloso
decollare con un vento di intensità
pari o superiore a 25 Km/h o in prossimità
di cumulonembi
Il parapendio
è senza alcun dubbio l'apparecchio
più leggero che esista: in
una sacca dal peso massimo di 8-10
Kg trova posto tutto ciò che
serve per osservare il mondo dall'alto:
ala, imbrago, strumenti e casco (più
l'eventuale paracadute d'emergenza).
Il parapendio
è formato dalla vela e dai
fasci funicolari che, riunendosi in
cavi e nastri di dimensioni sempre
maggiori, giungono fino all'imbrago,
al quale sono uniti per mezzo di moschettoni
con chiusura a vite.
La vela è
formata da due strisce di tessuto
sovrapposte ed unite tra loro da centine
forate nel mezzo. Come in tutte le
ali, la superficie superiore è
detta estradosso e quella inferiore
infradosso.Il bordo di uscita (la
cucitura posteriore tra le due strisce
di tela) è chiuso, mentre il
bordo di entrata presenta sempre delle
aperture (dette bocche) attraverso
cui, nelle fasi di decollo e durante
il volo, l'aria penetra generando
il "gonfiaggio" della vela
ed il mantenimento della pressione
al suo interno.
Le centine hanno
il compito di mantenere ad una distanza
prefissata estradosso ed infradosso,
proprio come accade nei materassini
pneumatici da spiaggia che, senza
centine, diverrebbero dei "palloni
gonfiati" anzichè, appunto,
dei materassini.
I
fori nelle centine servono per mantenere
una pressione uniforme all'interno
dell'ala, permettendo all'aria di
riequilibrare rapidamente eventuali
differenze che si possono generare
nei diversi punti della vela.
La
parte di vela compresa tra due linee
di inserzione dei cordini è
detta cassone: questo, a sua volta,
può essere suddiviso da una
o più centine in due o più
infracassoni: in altre parole il numero
di cassoni non ci dice quante centine
ha la nostra ala, bensì quante
linee di inserzione dei cavi esistono.
È abbastanza intuitivo che
un basso numero di cassoni si traduce
in una forma rigonfia e "a tubi
paralleli", mentre un elevato
numero di cassoni permette di ottenere
un'ala dalla sezione più lineare:
pochi cassoni (e dunque poche linee
di inserzione) significano che ogni
cavetto è chiamato a "portare"
un carico relativamente elevato e
questo si traduce in una sensibile
"trazione" sulla vela nel
punto di inserzione. Per contro molti
cassoni (molte linee di inserzione)
distribuiscono il carico in modo più
uniforme lungo tutta la superficie
velica.
Le estremità
alari terminano con bande di vela
rivolte verso il basso: gli stabilizzatori.
Mentre
un tempo la vela, quasi piatta, formava
una angolo deciso con gli stabilizzatori,
oggi tale angolo si è molto
ammorbidito e, vista da davanti l'ala
ricorda una mezzaluna: questa curvatura
è detta campanatura e, insieme
agli stabilizzatori, gioca un ruolo
nel mantenimento dell'apertura della
vela stessa (v. oltre).
I
cavi si inseriscono nella vela tramite
triangolini di tessuto, che hanno
il compito di distribuire meglio il
carico, rendendo più resistente
l'inserzione.
Tutte
le funi di una semiala si congiungono,
tramite piccoli moschettoni a ghiera,
a tre o più larghe fasce di
tessuto: gli elevatori anteriori (detti
elevatori A), quelli intermedi (B
ed eventualmente C) e quelli posteriori;
gli elevatori di ogni lato, a loro
volta si riuniscono a formare uno
dei due punti di aggancio del parapendio
all'imbragatura.
Come vedremo, un'eccezione è
rappresentata dalle ali (oggi poco
utilizzate) per le quali è
prevista anche una guida basculante:
in questo caso arrivano alla selletta
(che viene detta "di pilotaggio")
almeno 4 moschettoni indipendenti
(spesso 6), due per la semiala destra
e due per quella sinistra.
Gli
elevatori posteriori hanno un anello
nel quale passa il cavo del freno
che termina con una maniglia. Il cavo
del freno, in prossimità della
vela, si sfiocca in una serie di cavetti
che si inseriscono nelle parti laterali
del bordo di uscita della semiala.
Un parapendio è guidabile anche
senza freni, utilizzando gli elevatori
posteriori, ma i primi rendono molto
più preciso e meno faticoso
il pilotaggio.
Sempre
più diffuso, infine, è
lo speed system o acceleratore, costituito
da una coppia di cavi che, passando
attraverso appositi anelli (già
previsti nella maggior parte delle
sellette) giungono ad una pedalina.
Questi cavi sono studiati per trazionare
verso il basso (quando il pilota spinge
sulla pedalina) sia gli elevatori
anteriori che quelli intermedi (B),
anche se in misura differente: in
genere gli elevatori A sono sollecitati
al 100% dell'escursione mentre gli
elevatori B al 50%.
In tal modo, azionando l'acceleratore,
si modifica l'assetto della vela,
riducendo l'angolo di incidenza lungo
tutto l'ala.
Proprio
per le sue caratteristiche di "apparecchio
minimale" il parapendio deve
essere perfettamente integro (non
esistendo nulla di superfluo non ci
si può permettere di averne
alcune parti deteriorate).
Inoltre
la struttura non è adatta a
sopportare in sicurezza condizioni
meteorologiche meno che ottimali:
ecco l'importanza letteralmente "vitale"
dello studio della meteorologia.
Testi
tratti da: http://www.manualedivololibero.com/para/para01.asp